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Falchi Della Gallura Organizzazione|

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Sandro Usai Eroe Sardo
Volontario di Protezione civile
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Quotidiani Sardi
Comune di Olbia Bandi pubblici e Concorsi
Documentazione riservata alle Associazioni
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ARCHIVIO NOTIZIE
Maratonina Gallurese Percorso del 24 ottobre 2010
Maratonina Gallurese Programma del 24 ottobre 2010
Gara Ciclistica Internazionale a Tappe per Professionisti
22-26 febbraio 2011
- LOGHI DEI FALCHI & COPYRIGHT
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- MODULO ADESIONE AIB


Non permettete segnalando immediatamente agli organi competenti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, Corpo Forestale dello Stato, qualsiasi forma di abuso o maltrattamenti, su bambini, donne, anziani, disabili, e animali, atti vandalici all'ambiente e al decoro urbano, e a tutte le altre forme di violenza a cose e persone. Non abbiate paura a farlo, e ricordate che un vostro segnale può salvare una o più vite.


22 Aprile ‘Il Giorno della Terra‘, una celebrazione che viene festeggiata in centinaia di Paesi, con lo scopo di ricordarci il valore della nostra Terra, per amarla, rispettarla e soprattutto preservarla.Partecipa anche tu, noi Falchi Della Gallura ci siamo

Dott. Amadori Salvatore Specialista Veterinario
Numeri utili a livello nazionale:
Soccorso pubblico: 113
Pronto intervento: 112
Vigli del fuoco: 115
Emergenza sanitaria: 118
Soccorso ACI: 116
Emergenza ambientale: 1515
Guardia di finanza: 117
CCISS viaggiare informati: 1518
Emergenza infanzia telefono Azzurro: 114
Antiviolenza donna: 1522
Soccorso in mare: 1530
Useful numbers at the national level:
Public assistance: 113
Emergency: 112
Vigli of fire: 115
Health Emergency: 118
ACI Rescue: 116
Environmental emergency: 1515
Guardia di Finanza: 117
CCISS travel information: 1518
Emergency childcare helpline: 114
Anti-violence women: 1522
Rescue at Sea: 1530
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"La nostra Gif realizzata dal webmaster"
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Giuseppe Nanula 27 anni scomparso in mare il 30 marzo 2011
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27/10/2011 - CONVENZIONI PER LO SVOLGIMENTO DEL LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ
L’art. 54, co. 6 D. Lgs. 274/2000 e l’art. 224 bis D. Lgs. 285/92, come novellato dal D. Lgs. 120/2010 in materia di circolazione stradale (cd. Nuovo Codice della Strada) hanno previsto che il Giudice possa disporre la sanzione amministrativa accessoria del lavoro di pubblica utilità consistente nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato.
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Sandro Usai l'ultimo suono delle sirene "dedicato a te"
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Sul nostro Portale raccontiamo i fatti che realmente accadono, non per vanità o pubblicità ma solo ed esclusivamente per cronaca, destinati ad un pubblico che sa apprezzare con orgoglio il lavoro gratuito di migliaia di volontari.
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FALCHI DELLA GALLURA ONLUS - I NOSTRI OBIETTIVI
Molteplici sono le attività che i nostri nuovi soci hanno portato avanti, alcune storiche e classiche, altre nuove e innovative, che la nostra Associazione si e impegnata a realizzare, una ad esempio è la costituzione di un nuovo gruppo Cinofilo che già in alcuni casi si è dimostrato già operativo, un'altra e la protezione degli animali.
L'associazione volontari Falchi della Gallura ONLUS, e già presente con grande impegno, professionalità e senso civico del dovere, ai tanti servizi di operato nella nostra città di Olbia, e nel territorio della Gallura, a questi si aggiungeranno quelli Regionali e Nazionali, una particolare e più decisiva attenzione viene dedicata al nostro Pianeta Terra, che con drammatica realtà, per assoluta e quasi totale negligenza della società, sta assumendo negativamente dei cambiamenti climatici, con conseguenze drammatiche. Il nostro obiettivo e,' di contribuire alla vigilanza e totale salvaguardia del territorio, e non solo; i compiti in cui ci siamo propensi a svolgere con grande serietà sono i seguenti. Sorveglianza del territorio e maggiore perlustrazione nel periodo estivo, pattugliamenti con mezzi antincendio nelle zone a rischio, e nelle giornate di forte vento. Interventi sul fronte fuoco con squadre A.I.B. "antincendio boschivo", servizi di vedetta e avvistamento a tutela del patrimonio boschivo, interventi a tutela delle persone e degli animali nei casi di, forti precipitazioni idrogeologiche, allagamenti, incendi, calamità naturali e non solo; allertamento ed evacuazione con assistenza medica alla popolazione, gruppo cinofilo con cani addestrati alla ricerca di persone scomparse, collegamenti e attivazioni di ponti radio in caso di emergenza. Il nostro contributo sarà svolto con la massima partecipazione e professionalità, ognuno di questi compiti verrà scansionato a personale preparato e qualificato. Organizzare corsi di formazione per il personale volontario sia a terra che in mare, partecipare e organizzare con le scuole giornate ecologiche per la pulizia di fiumi e boschi.
Un'azione molto importante da parte di tutti voi come noi e di donare al nostro paese un po' del nostro tempo libero, il nostro pianeta chiede aiuto e le esigenze di nuovi volontari per la sua totale incolumità sono tante, noi abbiamo accettato e ne siamo fieri.

VIDEO PREVISIONI GIORNALIERE CON I COMMENTI DI Andrea Falcinelli
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Sul nostro forum abbiamo preso in considerazione una lettera di un volontario, e ci e sembrato opportuno indicarne il contenuto;
Sono un volontario di una associazione di protezione civile mi chiamo F.G. mi occupo di antincendio e soccorso sanitario da circa 15 anni insieme ai miei cari colleghi, senza nessuna offesa alle istituzioni dello stato per il loro costante e ammirabile lavoro però devo precisare alcune cose, tutti ci dicono che senza l’aiuto dei volontari il nostro amato paese andrebbe alla deriva, in ogni situazione siamo presenti a rischio della nostra propria vita, ma questo non ci interessa ci sentiamo dentro di aiutare il prossimo e nessuno ci cambierà, parlo a nome di tutti i volontari presenti nel campo, di qualsiasi essa sia associazione sono tutti da ammirare, se facciamo la proporzione stando agli ultimi dati di ricerca mancando noi tutti, rimarrebbero solo quei pochi pagati dallo stato, che purtroppo nonostante la grande loro professionalità per mancanza di numero non riuscirebbero a fare quello che al momento fanno i volontari, in migliaia ogni giorno si muovono gratuitamente in ogni parte della terra, aiutano tutti, ma non hanno purtroppo in più dei casi una gratitudine sono dimenticati e lasciati allo sbaraglio con equipaggiamenti e mezzi obsoleti, che solo dio sa come a volte e difficile uscire da alcune emergenze in cui si opera, nonostante i parchi dei tanti comuni e dello stato siano colmi di automezzi, camper, roulotte, mezzi militari, barche, container, carrelli, motopompe, ecc. ecc. tutta roba ancora funzionante o addirittura mai usata che se consegnata a chi la userebbe come il nostro caso, sarebbe un grande regalo a chi fa tutto per il prossimo gratuitamente, al contrario col passare del tempo si arrugginisce creando solo problemi per l’ambiente, senza contare il vestiario militare che giace negli scatoloni in scantinati e luoghi dove chi solo se ne può servire sono i topi. Tutta roba di prima che può servire in tutte le emergenze, giubbotti scaccia acqua, tute ignifughe, anfibi, camice, ecc. ecc., non contiamo poi tutta la logistica non utilizzata ancoressa immagazzinata in caserme inutilizzate e luoghi dove lo stato paga a volte carissimi affitti, il discorso è che essendo tutta roba dello stato ci vuole una marea di carte bollate per averla e non sempre bastano, e sinceramente rimetterci anche una marea di soldi per le carte bollate non ne vale la pena già basta quello che facciamo. Scusatemi ma purtroppo ha suonato il telefono abbiamo una emergenza e bisogna uscire immediatamente con l’ambulanza pare sia un incidente speriamo bene non sia niente di grave…….
Questi sono al momento i due esemplari che andranno a far parte del gruppo Cinofilo Falchi della Gallura, siamo in attesa che finiscano il loro addestramento, un lavoro di grande pazienza ma siamo sicuri che non falliranno di professionalità e di classe vista l'esperienza e l'amore dei loro adestratori che si accingono giornalmente al loro insegnamento, i cani si chiamano Ringo, e Rambo, sono curati nei minimi particolari e godono di un ottimo olfatto. Ci auguriamo quanto prima, una volta che avranno i requisiti giusti di insegnamento e sopratutto legali per poter operare, possano iniziare il loro servizio con la squadra dei Falchi.

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E’la fine di luglio del 1983. Un incendio arde da giorni nelle campagne della Gallura.
Le campane delle chiese di Tempio, Aggius, Bortigiadas, Luogosanto suonano all’impazzata per diffondere un appello: servono volontari per aiutare ad arginare le fiamme.
Per giorni gli uomini della zona, ma anche i forestieri, si avvicendano sul fronte del fuoco. La notte tornano negli alloggi ricoperti di fuligine ma dalle docce non scende nemmeno una goccia d’acqua.
L’acqua è finita: non ce n’è per spegnere le fiamme, non ce n’è per sopravvivere.
E’ il 28 luglio. Dopo giorni di lotta senza tregua le campane continuano a suonare. C’è bisogno di mani forti e di braccia che provino a fermare la devastazione.
Le fiamme che sono partite dal mare si sono fatte strada lungo i boschi e sono alle porte di Tempio. Stanno per aggredire la collina di Curraggia, ricoperta dalla vegetazione.
La radio locale chiama tutti ad aiutare e gli abitanti delle zone colpite si riuniscono in gruppi per dare una mano, anche in bermuda e ciabatte, ma con un pò d’acqua da bere e qualche panino da offrire ai vigili del fuoco e agli uomini della forestale che non si fermano da giorni.
Ai più volenterosi i Forestali forniscono tute e guanti e li mandano sui lati del fronte del fuoco, per attaccarlo dai fianchi.
Le fiamme salgono ma niente fa presupporre quello che sta per accadere.
L’ordine è uno solo: “Non bisogna lasciar saltare il fuoco, non bisogna lasciargli attraversare la strada”.
Al di là della strada che si snoda all’inizio dell’abitato di Tempio, infatti, ci sono i castagni e la pineta.
Il fuoco aumenta, divora l’ossigeno e succede il peggio: le lingue infuocate, che sembrano uscire da un gigantesco lanciafiamme, scavalcano la strada.
Un gruppo di volontari si trova in trappola: le fiamme li circondano su tre lati. Nell’unico lato libero c’è una piazzola che, però, si apre su una scarpata ripida. Non si può andare da nessuna parte. Non c’è via di fuga.
Dieci, forse quindici uomini si buttano a terra e cercano di proteggersi in qualunque modo: chi mette la faccia a terra, dentro la sabbia, chi si protegge il volto con le mani.
Pochi secondi, forse qualche minuto. Lunghi una vita intera.
Urla si alzano da quella maledetta piazzola, invocazioni di aiuto, grida di disperazione.
Alle fiamme e alle urla si unisce un fumo denso e tossico: una discarica abusiva viene divorata dal fuoco e appesta con il suo fumo nocivo l’aria già infernale.
Ad un certo punto il vento gira e apre un varco fra le fiamme: pochi secondi per attraversarlo, nel fumo che si taglia a fette. Fra i sopravvissuti, uno ha la maglietta in fiamme e un compagno gliela spegne addosso.
Un uomo ha con se una borraccia: non beve l’acqua ma se la butta sulla testa. Appena il tempo di sentire un minimo di refrigerio, e sviene. Quando si riprende chiede acqua senza sosta. Viene caricato su una macchina e, mentre è in braccio a diversi uomini che lo soccorrono, vede venir via dalle sue braccia lembi di pelle intera.
I carabinieri, che hanno istituito un posto di blocco, hanno l’ordine di non far passare nessuno. Il conducente dell’auto con il ferito a bordo perde la calma, apostrofa in malo modo gli agenti e finalmente riesce a dirigersi verso l’ospedale, mentre l’uomo sviene e rinviene in continuazione.
Dopo le prime cure, con tre flebo attaccate, viene trasferito a Sassari, insieme ad altri 3 superstiti dell’incendio. Il mattino dopo i 4 vengono messi su un piccolo aereo e trasferiti d’urgenza al Centro Traumatologico Ortopedico di Torino.
Uno dei feriti muore durante il volo. A terra la conta delle vittime prosegue e non si fermerà per giorni.
All’arrivo a Torino il responso dei medici è tragico: gli uomini quasi sicuramente non avrebbero passato la mezzanotte.
La notte fortunatamente passa e iniziano le terapie: decorticazione ogni giorno, cioè l’eliminazione delle croste e della pelle morta da tutto il corpo, con il bisturi. Ogni santo giorno l’operazione si ripete.
Sui letti non ci sono lenzuola ma fogli di nylon, per impedire alla pelle di attaccarsi alla stoffa, ma ogni movimento riapre le ferite.
Altri sopravvissuti vengono ricoverati al CTO di Torino e il personale viene precettato: per un mese e più le stesse persone, con un’abnegazione da medaglia, si prendono cura dei feriti.
Durante le notti, dolorosissime, gli incubi si impadroniscono del sonno dei superstiti: fiamme che bruciavano le loro case, lingue di fuoco che avvolgevano i loro cari.
L’incendio non aveva bruciato solo la loro terra e la loro pelle, aveva violentato la loro anima.
Due mesi di ricovero in camera sterile, due trapianti di pelle, altri lunghissimi mesi di ricovero in reparto.
Dopo tantissimo tempo, finalmente, i feriti rientrano a Tempio.
Centinaia di persone li attendono sotto casa, ma loro, il giorno stesso del ritorno in città, chiedono una sola cosa: andare a Curraggia.
Vogliono andare a vedere quello che è stato il loro calvario, che ancora li perseguita nei sogni e che li rende incubi.
Un amico li accompagna.
In mezzo alla devastazione, ai mozziconi neri che rendono lunare la collina dove prima si stendevano castagneti rigogliosi, piangono i loro 9 amici che lì, in quelle fiamme, hanno perso la vita.
Tonino Manconi, segretario della Comunità Montana; Silvestro Manconi e il suo parente Mario Ghisu, impegnati nella decortica del sughero a Tempio; il Maresciallo Salvatore Pala e Diego Falchi, del corpo della Forestale, che hanno lottato senza posa per tre giorni e tre notti contro le fiamme; Nino Visicale e Tonuccio Fara; Gigi Maisto, che è spirato alcuni giorni dopo e Claudio Migali, che è deceduto sul volo per Torino.
Oggi è il 28 luglio 2009: sono passati 26 lunghissimi anni dall’incendio di Curraggia.
Oggi, a Tempio, si celebra la giornata di lutto per i 9 Martiri di Curraggia, a quali nel 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito la Medaglia d’oro al Valore Civile.
In questi 26 anni ancora non si è capito chi sia stato a scatenare quell’inferno di fuoco. L’origine è indubbiamente dolosa, molto probabilmente dovuta ad una vendetta nei confronti del proprietario di una pineta di Viddalba, paese vicino, che alimentava una cartiera.
Molte ipotesi sono circolate, ma dopo 5 anni il fatto è caduto in prescrizione. Molto rammarico e dispiacere da parte delle autorità, ma nient’altro.
Uno dei superstiti, Giuseppe Sotgiu, ha chiuso una sua intervista con questa frase:
Auguriamoci che questa data venga ricordata per quello che è successo a Curraggia, con la speranza che, davvero, non abbia a succedere più.

Fratelli d'Italia - di G. Mameli eseguita dal Corpo Forestale dello Stato
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NON BERE ALCOLICI QUANDO SEI ALLA GUIDA DELLA TUA AUTO, LA VITA E' COSI' BELLA CHE NIENTE AL MONDO LA PUO' SOSTITUIRE. Ragazzi un consiglio dai Falchi, divertitevi ma non fate uso di ALCOL e DROGHE, non accettate mai da nessuno qualsiasi tipo di bevanda o sigaretta se non siete sicuri della loro provenienza, quando siete in discoteca o per strada o in qualsiasi vostro punto di ritrovo, se qualcuno cerca di convincervi all'uso di queste micidiali BOMBE fategli capire che voi siete più forti e non ne avete bisogno, se vedete che il brutto insiste fate in modo di allontanarvi da questo con una scusa, e se possibile in luogo appartato senza farvi notare, sopratutto dal brutto, componete dal vostro telefonino il numero gratuito di una delle tante forze di Polizia, indicando con chiarezza il vostro bisogno. Non abbiate paura a farlo e sappiate che questi vostri angeli custodi sono coloro che possono salvarvi la vita. Nel caso non abbiate altra scelta e siete impossibilitati all'uso del telefonino o per uno dei tanti motivi che possano verificarsi al momento, cercate dei luoghi sicuri possibilmente in mezzo alla gente, non siate mai soli e alla prima occasione usando un pò di quella chiamata astuzia, trovate una scusa e allontanatevi dal luogo. Un'altro consiglio è, quando frequentate i punti di ritrovo con il vostro gruppo di amici e vedete che qualcun'altro cerca di inserirsi tra voi, valutate bene chi è e se costui non è di vostra fiducia cercate di allontanarlo in modo educato facendogli capire che non è il posto adatto a lui, ricordate che l'individuo poco onesto non si trova mai a suo agio se si trova in mezzo a persone oneste, il suo unico scopo da bullo nella vita è di far diventare disonesto chiunque diventi suo amico, e in ogni caso non fidatevi mai, ma sopratutto tenete un costante rapporto di comunicazione con i vostri genitori, essi sono le prime persone fidate che possono darvi una mano in qualsiasi momento nella vostra crescita e nella vostra vita, parlate con loro esponetegli i vostri dubbi e problemi, siamo sicuri noi dei Falchi che loro vi ascolteranno e vi daranno senzaltro i migliori consigli. Con questo video non vogliamo spaventarvi ma al contrario vogliamo farvi capire quanto importanti siano, alcune regole di buona condotta nella vita, e cosa può accadere se esse non vengono ottemperate.
Aprile 2007. Siamo appena tornati da un viaggio d’istruzione entusiasmante nella Barbagia di Seulo dove ci siamo immersi nella natura intatta di quel lembo di Sardegna. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore i boschi incantati di quei luoghi che mai avremo immaginato potessero esistere nella nostra Isola. I racconti e le immagini si susseguono e si sovrappongono fino a che la prof. di scienze pronuncia la parola “incendi”.
“Immaginate – dice – se un pazzo appiccasse un incendio in quelle foreste? Che cosa ne sarebbe del paradiso che abbiamo conosciuto?”
E’ bastata questa domanda per farmi sobbalzare sulla sedia e per riportarmi alla mente tante altre domande e tanti altri discorsi sentiti a casa mia e nel mio piccolo paese. Ricordi di un’estate terribile. Tragica. L’estate del 1989 in Gallura.
Voglio saperne di più e chiedo notizie a mia madre che mi racconta alcune cose e poi mi accompagna da una zia che, dice, saprà essere più precisa.
“Era un pomeriggio di fine estate del 1989 – racconta - tirava un vento fortissimo quando i piromani posizionarono varie micce a Milmeggiu, luogo di villeggiatura tra San Pantaleo e Portisco. Il fuoco, alimentato dal forte vento, inizia a diffondersi nella macchia mediterranea, ma il pronto intervento dell’elicottero del servizio protezione ambiente riesce a spegnere il primo focolaio. Io stavo riposando tranquillamente nella mia casa a San Pantaleo quando vengo a sapere dell’incendio e, avendo un’amica in vacanza in quella località, sapendola sola e senza possibilità di muoversi, presi la mia macchina e andai a cercarla. Poco dopo, giunta dove abitava, scoppiarono le altre micce e in un attimo vedemmo le fiamme altissime. Frettolosamente ci dirigemmo verso il parcheggio dove trovammo altre persone che entravano in auto per scappare: erano solo donne e bambini. Sfortunatamente per me, la mia macchina non era in posizione di partenza e dovetti fare tante manovre per riuscire a partire, ma all’uscita del parcheggio mi ritrovai di fronte le fiamme e capii che non potevo andare avanti. Fermai la macchina e, angosciata, dissi alla mia amica: “scendiamo”.
Il calore era fortissimo. Ci dirigemmo nuovamente verso le case mentre le fiamme ci stavano addosso; non si respirava più, riuscimmo a proteggerci costeggiando i muri delle ville. I prati verdi, quelli non ancora bruciati, ci diedero un po’ di sollievo, e riuscimmo a trovare anche dell’acqua utilizzata per innaffiare i giardini con la quale ci bagnammo. Intanto le fiamme ci scavalcarono. Attendemmo che bruciasse la vegetazione davanti a noi, non ricordo per quanto tempo, ma sembrò un’eternità. Iniziammo ad incamminarci lungo una strada sterrata cercando di raggiungere la panoramica della Costa Smeralda verso Portisco. Attraversando il giardino bruciato di una villa, incontrammo un signore molto sofferente: gli chiedemmo come stava e lo invitammo a seguirci, poi capimmo che era uno straniero e non ci comprendeva; comunque stava troppo male per venire con noi.
Proseguimmo, e con l’angoscia nel cuore, vedemmo ancora le fiamme altissime davanti a noi mentre sentivamo l’incessante suono delle sirene. Dopo qualche ora riuscimmo a raggiungere la strada principale dove venimmo soccorse e portate a San Pantaleo.
Quella sera nella mia casa ci fu un andirivieni di forze dell’ordine e di parenti delle persone che da quell’inferno avevano cercato disperatamente di scappare nello stesso momento in cui ero fuggita io.
Intanto venimmo a conoscenza che erano state trovate delle macchine bruciate e dei corpi carbonizzati: ci domandarono chi avevamo visto scappare e ci chiesero i nomi delle persone che avevamo visto entrare nelle macchine. Raccontammo inoltre del signore straniero che avevamo incontrato e diedi l’indicazione della villa nella quale si trovava. Sentii anche di due coniugi di San Pantaleo che erano stati soccorsi con ustioni gravissime; chiesi i nomi e la mia angoscia aumentò quando scoprii che erano miei parenti. Purtroppo avrei scoperto presto che neanche loro superarono quel martirio.
La vista dello splendido territorio di pace finito in cenere e il pensiero delle persone che non erano state fortunate come me mi causarono un malore e, mentre venivo accompagnata in ospedale, sulle colline di San Pantaleo vedevo ancora delle fiamme. Morirono 13 persone.
Era il 28 agosto 1989 e ancora oggi, a distanza di tanti anni, ad ogni nuovo incendio estivo rivivo con angoscia quelle ore terribili. “
Con sofferenza mia zia ha rivissuto quel giorno che non riuscirà mai a dimenticare, rendendomi partecipe di quella tragedia.
Tornai a casa con il cuore colmo di tristezza e mi fu difficile dormire.
Gueye Fary Gina
Classe 1G
Docente: Marina Pala
Questo drammatico racconto è stato reperito online
Le manichette sono Tubazioni che presentano la possibilità di essere piegate ed arrotolate quando sono vuote.
Possono essere utilizzate per convogliare sia l’acqua che il liquido schiumogeno e sono costituite da una calza flessibile esterna, ottenuta con la tessitura di fibre naturali (cotone) o sintetiche, alla quale viene fatta aderire internamente una tubazione di gomma, allo scopo di diminuire la scabrezza e di migliorare la tenuta idrica e la robustezza.
Ciò consente di ottenere una tubazione di basso peso, flessibile e resistente alla pressione.
Alcuni tipi di manichette sono gommate esternamente in modo da resistere all’abrasione.
Per quanto riguarda le dimensioni vengono usate manichette da 45 e 70 mm. di diametro in spezzoni da 20 Mt. di lunghezza. Gli spezzoni sono corredati di raccordi in bronzo che consentono di aggiuntare altre manichette. importante è il modo come svolgere e come recuperare la manichetta, questa nozione è molto importante in quanto al momento dell'emergenza se non effettuata correttamente può causare ritardi e conseguentemente pericoli all'operatore AIB o a tutta la squadra, nel caso possano verificarsi si consiglia di abbandonare l’operazione di raccolta delle manichette e di porsi immediatamente al riparo da eventuali pericoli. Un consiglio importante da non trascurare è quello di portarsi appresso un fischietto per poter avvertire in caso di pericolo l’operatore AIB impegnato sul fronte fuoco, che in un momento, per esempio intento sullo spegnimento può non avvertire un pericolo improvviso, o viceversa lo stesso può essere usato per avvertire chi è nelle sue vicinanze, per esperienza è più sicuro della radio trasmittente che molto spesso non si sente a causa del rombante rumore del fuoco o peggio ancora come già capitato, rimanendo accesa tante ore secondo il tipo di intervento possono scaricarsi le batterie e causare lo spegnimento dello stessa. Un altro utile strumento, ed in particolar modo la notte, nel caso si verificasse una emergenza è il pennino a luce laser che visto il suo profondo raggio luminoso può venire utile ad avvisare l’operatore AIB o viceversa come indicato sopra, e in ogni caso è consigliato usare la massima prudenza. Quando si effettuano interventi sul fronte fuoco, è consigliato un intervento con almeno tre operatori, due che si accingono allo spegnimento ed uno sul mezzo antincendio pronto in caso di pericolo ad avvertire i due operatori AIB, per un ritiro immediato

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Con grande dolore e solidarietà siamo vicini col cuore a tutti coloro che in questo momento soffrono per la scomparsa dei loro cari, e la perdita delle loro abitazioni, a causa della più drammatica catastrofe che ha colpito l'Abruzzo. Col cuore lacerato e gli occhi pieni di tristezza, a voi tutti in questo momento di grande sofferenza, vi chiediamo di avere coraggio e sopratutto non abbandonate la fiducia in voi stessi, noi tutti vi siamo vicini e non vi dimenticheremo mai. Un grande abbraccio, l'associazione volontari di Protezione Civile: Falchi Della Gallura Olbia
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Il 1515 è il numero di pronto intervento del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione sarda, al quale i cittadini possono segnalare con tempestività la presenza di incendi boschivi e qualsiasi altro tipo di emergenza ambientale, nonché inoltrare richieste di soccorso.
Si tratta di un servizio attivo 24 ore su 24, su tutto il territorio regionale. Il numero 1515 può essere selezionato da qualsiasi telefono a linea fissa, pubblica e privata o da qualsiasi cellulare.
La chiamata è completamente gratuita.
Il numero telefonico 1515 deve essere utilizzato per segnalare emergenze di carattere ambientale.
Ecco le quattro regole per segnalare un incendio boschivo, che permettono un più rapido ed efficace intervento delle squadre di spegnimento:
-mantenere sempre la calma e parlare con chiarezza;
-indicare con la maggior precisione possibile la località precisando la Provincia ed il Comune dell'area che sta bruciando ed altri elementi utili per la localizzazione;
-segnalare se sul posto vi sono già delle persone che stanno provvedendo a spegnere le fiamme; -non riagganciare fino a che l'operatore non lo dica, o non abbia ripetuto il messaggio.
Vi ricordiamo inoltre che le segnalazioni di incendi boschivi in corso, attivano delle procedure di intervento costose per uomini e mezzi, ed impegnano personale che non può essere presente su altri fronti, pertanto non si deve mai approfittare di tali numeri inutilmente.
La Protezione Civile
Con "protezione civile" si intendono tutte le strutture e le attività messe in campo dallo Stato per tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi.
Con la legge del 24 febbraio 1992, n.225 l'Italia ha organizzato la protezione civile come "Servizio nazionale", coordinato dal Presidente del Consiglio dei Ministri e composto, come dice il primo articolo della legge, dalle amministrazioni dello Stato, centrali e periferiche, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dagli enti pubblici nazionali e territoriali e da ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica e privata presente sul territorio nazionale. Al coordinamento del Servizio nazionale e alla promozione delle attività di protezione civile, provvede il Presidente del Consiglio dei Ministri attraverso il Dipartimento della Protezione Civile. La particolarità della protezione civile italiana Nella maggioranza dei Paesi europei, la protezione civile è un compito assegnato ad una sola istituzione o a poche strutture pubbliche.
In Italia, invece, è coinvolta in questa funzione tutta l'organizzazione dello Stato, al centro e in periferia, dai Ministeri al più piccolo comune, ed anche la società civile partecipa a pieno titolo al Servizio nazionale della protezione civile, soprattutto attraverso le organizzazioni di volontariato. Le ragioni di questa scelta, che caratterizza la struttura della protezione civile italiana, si possono individuare nell'incontro tra una motivazione istituzionale ed una esigenza operativa legata alle caratteristiche del nostro territorio.
Dal punto di vista dell'ordinamento amministrativo, è in corso da anni un processo di riforma orientato ad aumentare il peso, le competenze e le responsabilità delle istituzioni regionali e locali, attuando e sviluppando in forme adeguate alle esigenze di oggi gli orientamenti al regionalismo e alla valorizzazione delle istituzioni locali già presenti nella Carta costituzionale. La protezione civile non poteva essere estranea a questo processo, che spiega l'importanza crescente che stanno assumendo nella struttura del sistema nazionale della protezione civile le Regioni e le amministrazioni locali, l'aumento delle responsabilità e delle competenze loro affidate, l'articolazione dei livelli di decisione e di intervento, la complessità delle esigenze di direzione e coordinamento del sistema ai vari livelli.
Il modello di organizzazione della nostra protezione civile, che origina dal processo di riorganizzazione dell'ordinamento amministrativo, risulta particolarmente adeguato ad un contesto territoriale come quello italiano, che presenta una gamma di possibili rischi di calamità e catastrofi sconosciuta negli altri Paesi europei. Quasi ogni area del paese risulta interessata dalla probabilità di qualche tipo di rischio, e ciò rende necessario un sistema di protezione civile che assicuri in ogni area la presenza di risorse umane, mezzi, capacità operative e decisionali in grado di intervenire in tempi brevissimi in caso di calamità, ma anche di operare con continuità per prevenire e, per quanto possibile, prevedere i disastri. Il servizio nazionale della protezione civile Il sistema che si è costruito è basato sul principio di sussidiarietà.
Il primo responsabile della protezione civile in ogni Comune è il Sindaco, che organizza le risorse comunali secondo piani prestabiliti per fronteggiare i rischi specifici del suo territorio. Quando si verifica un evento calamitoso, il Servizio nazionale della protezione civile è in grado, in tempi brevissimi, di definire la portata dell'evento e valutare se le risorse locali siano sufficienti a farvi fronte.
In caso contrario si mobilitano immediatamente i livelli provinciali, regionali e, nelle situazioni più gravi, anche il livello nazionale, integrando le forze disponibili in loco con gli uomini e i mezzi necessari. Ma soprattutto si identificano da subito le autorità che devono assumere la direzione delle operazioni: è infatti evidente che una situazione di emergenza richiede in primo luogo che sia chiaro chi decide, chi sceglie, chi si assume la responsabilità degli interventi da mettere in atto. Nei casi di emergenza nazionale questo ruolo compete al Dipartimento della Protezione Civile, mentre la responsabilità politica è assunta direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
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---REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA
Un video davvero interessante e soprattutto molto toccante, rispecchia la crudeltà di alcuni criminali che con ferocia assurda creano panico e morte tra la gente, distruggono tutto mentre la loro mente annebbiata dalla follia gode innanzi a tante tragedie. Giusta era la legge di Eleonora d’Arborea, penso che allora il folle criminale non avrebbe fatto quello che in questo momento fa con assurda follia.
Il Presidente racconta; Un video che mi ha particolarmente commosso, per i testi, la colonna musicale che ricorda un grande artista scomparso, e le immagini, e quello di Barbara Piccinnu nell’incendio di Loiri – Berchideddu, Purtroppo alcuni giorni prima ero rimasto vittima di un incidente durante le fasi di spegnimento in compagnia dei colleghi Della compagnia Baraccellare di Loiri in uno dei tanti roghi, che già da diversi giorni ignoti stavano appiccando in varie zone del circondario di Olbia, la zona da dove si dice sia partito l’incendio del 23 Luglio è distante solo alcuni kilometri da quella dove io ho avuto l’incidente, questo mi fa pensare che mani criminali già stavano mettendo in atto un piano di devastazione tra Loiri e Berchideddu, e i fatti accaduti il 23 Luglio 2009 parlano chiari, ci auguriamo che i colpevoli vengano identificati e consegnati alla giustizia, e speriamo di non dover più vedere simili devastazioni e che queste rimangano solo un ricordo. VIDEO DI BARBARA PICCINNU: LA DESOLAZIONE DOPO L'INCENDIO DI LOIRI - BERCHIDEDDU 23 LUGLIO 2009
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Numero Verde (800 405 405) per contattare la Centrale Operativa della Polizia Locale.
Quattro agenti e un funzionario di polizia giudiziaria presidieranno l’aeroporto Costa Smeralda. L’attività della Polizia Locale, che si svolgerà dalle 7.30 alle 21.30, sarà incentrato su varie azioni di controllo. Durante la conferenza stampa, inoltre, è stato presentato il piano d’attività del 2011 che ha previsto l’assunzione di nuove unità per i prossimi tre anni
La Asl di Olbia ha consegnato alla Polizia Municipale due defibrillatori. Ora, dopo i corsi di formazione dello scorso anno, gli agenti sono entrati in possesso anche delle importanti apparecchiature che permettono, in presenza di arresto cardiaco, di intervenire tempestivamente. Il progetto della Asl prevede una rete diffusa di defibrillatori, sistemati in punti strategici del territorio.
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- ARTICOLO1
- ARTICOLO 2
Accolgo l'invito del presidente della provincia di Treviso, Leonardo Muraro, perchè venga rivisto il sistema della responsabilità nel campo della protezione civile''. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, partecipando a Treviso alla cerimonia di rinnovo della convenzione della Protezione Civile. Le responsabilità vanno in capo a chi deve averle hà puntualizzato Maroni - e devono essere proporzionate al compito che una ha''. Il presidente Muraro aveva infatti sottolineato che spesso queste responsabilita' vanno a colpire i volontari che non hanno ruoli specifici. Il ministro ha in ogni caso spiegato che quella della Protezione Civile trevigiana e' ''un'esperienza di eccellenza, che intendo esportare in tutti i territori provinciali del paese''. E questo perchè - ha riconosciuto il ministro - c'e' la massima collaborazione tra i volontari della Protezione Civile e tra questi e le forze dell'ordine. in provincia di Treviso c'e' insomma il massimo coordinamento che in altre realta' non esiste e da questa sera c'e' anche una sala operativa unica. Ai numerosi sindaci presenti alla cerimonia, Maroni ha sottolineato che, in tema di sicurezza, ''non vi si chiede di fare i poliziotti, ma di adoperarvi per far vivere i vostri cittadini nelle migliori condizioni appunto di sicurezza''. Fonte: Asca.it
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Riguardo all'ipotetico coinvolgimento delle associazioni di volontariato in possibili compiti di sorveglianza del territorio (le cosiddette ''ronde''), il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio ricorda in una nota che già due anni fa il Dipartimento della Protezione Civile, nella sua qualità di soggetto deputato al coordinamento delle organizzazioni di volontariato di protezione civile, aveva chiaramente espresso la propria valutazione attraverso le disposizioni inviate a tutte le Organizzazione nazionali di volontariato, alle Prefetture, Regioni e Province Autonome. Nel testo della circolare, consultabile sul sito www.protezionecivile.it, che porta la data del 9 febbraio 2007 e che - ricorda la nota e' tuttora in vigore, il Capo del Dipartimento, Guido Bertolaso, rinnovava ''la raccomandazione a tutti gli appartenenti alle componenti ed alle strutture operative a non partecipare con le insegne, con i mezzi e con le risorse istituzionalmente dedicate alle attività di protezione civile ad iniziative che esulano dalla sfera di competenza del Servizio nazionale della protezione civile, anche perché ciò potrebbe ingenerare confusione ed equivoci sul ruolo stesso che le medesime componenti e strutture operative sono chiamate a svolgere nell'ambito del Servizio'' asca.it